San Salvario: un grande “Cayòn de Sastre”


Gaia, Graciliano e il piccolo Leo approdano in San Salvario nel 2011, dopo aver abitato in Vanchiglia e nel Quadrilatero. Hanno scelto questo quartiere non solo per comodità lavorativa, in quanto non lontano dalla metropolitana, e per la vicinanza allo splendido parco del Valentino, ma soprattutto perché l'appartamento nel quale vivono li ha conquistati sin dal primo momento.

Gaia e Graciliano sono entrambi architetti: lei è di Torino e insegna Storia dell'Architettura a Milano, mentre lui è di Salamanca ma vive a Torino da ormai 12 anni. Galeotta fu propio Salamanca, dove i due si incontrarono il giorno di Capodanno. All'epoca Graciliano voleva intraprendere la Borsa Leonardo e scelse come destinazione proprio l'Italia, un paese che confessa di amare profondamente, nonostante ogni tanto faccia capolino un po' di nostalgia della gente e delle abitudini della sua città natale.

A Gaia piace molto la vita in San Salvario, dove ormai la coppia conosce molte persone e ha molti amici. Anche Graciliano si dice innamorato di un quartiere così vivace e animato, complice la sua indole spagnola. Gaia ritiene che la proliferazione dei locali sia stata certamente una felice scelta strategica, ma al contempo rischiosa in quanto parzialmente responsabile della scomparsa delle piccole attività artigianali. Non sono i "rumori" della movida notturna a disturbare questa giovane coppia, che d'altronde vive al quinto piano: "Altro che fastidio – ammette Graciliano – i giovani mi fanno quasi invidia, perché mi piace il divertimento!". A essere un problema è piuttosto la permanenza nel quartiere di alcune zone difficili e pericolose, come Via Nizza: lo spaccio è sicuramente una presenza ancora ingombrante e ad agosto, sino a qualche tempo fa, capitava di vedere gente in Corso Marconi che si bucava, talvolta anche in pieno giorno. Eppure, secondo Graciliano, la situazione nel distretto è cambiata negli ultimi anni ed è migliorata la sicurezza: oggi vi abita gente appartenente a generazioni e culture diverse, e la percentuale degli studenti è cresciuta; una stratificazione sociale resa possibile soprattutto grazie all'apertura di nuovi locali, la cui offerta però, secondo Gaia, andrebbe leggermente diversificata. Trattandosi infatti di locali per lo più di intrattenimento notturno, durante il giorno il quartiere presenta molte, troppe, serrande chiuse, che esteticamente non invitano a passeggiare. Per Graciliano sarebbe, perciò, interessante sviluppare una qualche idea di utilizzo dei dehors anche nelle ore diurne, almeno di domenica, quando si esce con la famiglia.

Il fascino di questo quartiere rimane però sempre l'interculturalità, il gran numero di persone, appartenenti alle più diverse nazionalità e la molteplice varietà, anche etnica, degli esercizi commerciali: un esempio di convivenza e ibridazione ben riuscito. Gaia sceglie l'immagine di un "Laboratorio" per descrivere il quartiere: come un terreno in cui si stanno sperimentando tanti progetti differenti. Per Graciliano, invece, il quartiere è come un grande "Cayòn de Sastre", un calderone.

I luoghi che la coppia frequenta maggiormente sono la Casa del Quartiere – che offre tante attività, specialmente per loro figlio Leo – e il Valentino, cui fanno visita quasi ogni giorno. Ammettono di essere ancora poco attivi quanto a partecipazione alle iniziative di zona, soprattutto a causa degli impegni di lavoro, ma il rapporto con i vicini di casa è estremamente cordiale: Graciliano è una persona estroversa, che parla facilmente con tutti, e il loro è un condominio molto variegato, composto sia da giovani studenti che da adulti. Ci raccontano che dalla loro terrazza hanno avuto modo di conoscere gli inquilini che abitano di fronte e con cui spesso chiacchierano piacevolmente da terrazzo a terrazzo. Ed è proprio il terrazzo l'angolo domestico del cuore, lo spazio della loro casa che amano di più: da qui possono infatti ammirare la città dall'alto, e in particolare l'animata terrazza ASAI, sempre brulicante di ragazzi che giocano a biliardino o improvvisano brani di chitarra.

 

A cura di Anthea