Giulia e Lucrezia


In un freddo pomeriggio di febbraio, abbiamo fatto visita a due giovani studentesse che abitano a San Salvario. Due diversi punti di vista della stessa realtà: Lucrezia autoctona di San Salvario, nata e cresciuta in questo quartiere, ha vissuto il cambiamento da zona degradata fino alla sua rinascita. Giulia invece vive nel quartiere solo da tre anni e ha conosciuto San Salvario già come luogo della movida cittadina; tirocinante da qualche tempo per il progetto "Spazio Anch'io" della comunità salesiana, ha comunque avuto modo di conoscere realtà diverse del quartiere in cui è venuta ad abitare. 

 

 

“È cambiato molto come quartiere – spiega Lucrezia – da piccola c’era un grande senso di insicurezza fra le persone, i genitori avevano paura di mandare i figli da soli la sera, si trovavano siringhe nei parchi e si viveva un grande senso di insicurezza. Poi con gli investimenti economici di molti locali, qui è scoppiata la movida, è cambiato tutto, è divenuto un quartiere attrattivo anche per chi non ci abitava. Se è più sicuro di prima non lo saprei dire. Io non mi sento insicura, probabilmente però è una questione molto caratteriale, molte mie amiche preferiscono essere accompagnate da un uomo la sera, ma è una questione molto soggettiva. Io sono contraria all’avere paura perché così muore l’emancipazione femminile, a volte forse c’è troppa paura creata a livello mediatico. Per me San Salvario è come un piccolo villaggio”.

 

 

A volte basterebbe un po’ più di civiltà da parte di chi frequenta San Salvario per evitare situazioni spiacevoli e che peggiorano il quartiere. Alcune zone, soprattutto quelle frequentate dai ragazzi più giovani, sono molto rumorose e caotiche e la mattina è facile trovare i marciapiedi costellati da bottiglie e rifiuti lasciati la sera precedente.

 

 

Il quartiere, spiegano le due ragazze, sembra spaccato in due. Prima di Corso Marconi ci sono molti locali, c’è molta gente anche la sera e quindi ci si sente sicuri. Al di là di Corso Marconi c’è la desolazione, non c’è nessuno. A volte di notte si sentono rumori che possono anche svegliare.

 

 

Durante il giorno, comunque, il quartiere è molto piacevole e solare: famiglie che passeggiano coi loro bambini, anziani che si fermano per chiacchierare, e tanti piccoli bar caratteristici, in cui i giovani universitari posso fermarsi a studiare. Giulia, che pure non è qui da molto, si sente come a casa quando le capita di incontrare qualcuno che conosce e di fermarsi a parlare, o riconosce le persone per strada e "capisce che abitano qui".

 

 

Discutendo invece di come è cambiata la politica negli ultimi anni, si può percepire un po’ di rammarico e delusione. “Non è più cambiato nulla, si sta mantenendo lo status quo, che però prima era stato raggiunto con fatica. Ora non è più una politica fatta da professionisti della politica, ma fatta da gente qualsiasi, con tante buone intenzioni ma che da sole non bastano e spesso non raggiungono gli obiettivi”.

 

 

Dopo alcuni piacevoli e proficui scambi di idee e molte risate, salutiamo Lucrezia e Giulia sulle note di “San Salvario”, la canzone del gruppo pisano “The Zen Circus” che in modo molto originale riesce a racchiudere ed esprimere lo spirito ludico, innovativo e affascinante del quartiere di San Salvario.