Un bel “porto di mare”


 

Ad accoglierci alla Caffetteria dell'Università è il padrone di casa, il simpatico Alessandro che, dopo aspra contesa con gli affamati clienti, il buon Fabio riesce finalmente a strappare dal bancone per una fugacissima pausa pranzo, (così rapida da essere) degna di uno Stachanov. Fra un boccone e l'altro del più succulento e prelibato brasato che possiate immaginare – si vocifera sia la specialità invernale del locale – Alessandro ci regala qualche ghiotto frammento della sua storia.

 

Alessandro confessa subito di non abitare in San Salvario ma di lavorarci da ormai undici anni, il che lo rende autoctono di diritto: "Praticamente ci vivo, perché inizio il mio turno ogni giorno alle sei del mattino e finisco alle nove di sera". Alessandro conosce molto bene il quartiere, l'ha visto gradualmente crescere e mutare in meglio, trasformandosi in una meravigliosa realtà multietnica dove convivono dimensioni molto diverse fra loro, come scuole e locali. "L'aspetto più affascinante e sorprendente è che ci si conosce praticamente tutti". E il bar rappresenta un perfetto microcosmo di questa grande famiglia allargata che è San Salvario, poiché vi si respira la medesima atmosfera di intimità e cordialità: "è un luogo in cui si instaurano legami di amicizia che vanno oltre il semplice rapporto formale con la clientela, dove ci si scambiano continuamente dritte e consigli, ma soprattutto dove tutti, da qualunque Paese provengano, si rapportano a noi sempre con estremo rispetto ed educazione". Il locale è insomma, come lo definisce Alessandro, un vero e proprio "porto di mare", che non esita ad aprire le proprie porte per ospitare di tanto in tanto riunoni di associazioni locali (come quelle della Casa del Quartiere). 

 

 

San Salvario è un distretto di certo non esente da qualche problematica – come la drammatica insufficienza/scarsità di parcheggi, che costituisce un serio disagio per i residenti – ma che nel complesso può vantare una ricca offerta culturale e di intrattenimento, aperta soprattutto, come precisa con un certo rammarico Alessandro, a chi non ha difficoltà a conciliare il tempo libero con l'agenda lavorativa: veniamo così a sapere di alcuni interessanti incontri sulla cultura afghana coordinati proprio da uno dei dipendenti del locale, il giovane Ezat, che si candida perciò subito a diventare uno dei prossimi bersagli dei giovani reporter di cASAInsieme. Ma prima di passare il testimone, Alessandro ci conduce nella cabina di comando del suo locale, l'angolo cui è più affezionato, il vero cuore pulsante dell'attività: la macchina del caffé, altare profano di qualsiasi studente universitario, davanti a cui anche io e Fabio ci inchiniamo.

 

A cura di Anthea